Il blog che ho creato non è un'offesa alla fotografia digitale,anzi serve per far capire il cambiamento radicale che ha provocato questo concetto in un campo che una volta era definito Arte...
Elemento Sensibile
Esisteva un tempo nel quale un artista, era consideratole tale, se aveva la padronanza di un'arte e con la quale potesse creare, ideare, inventare, riprodurre. Quindi lo sculture scolpiva, il pittore dipingeva, il musicista suonava...
Dal 1839, anno in cui è stato brevettato il dagherrotipo (supporto positivo su cui veniva fissata l'immagine) anche la fotografia divenne un arte, l'arte di carpire la luce, l'arte ci cogliere il soggetto in quella strana forma, magari così naturale e fissarlo su di un supporto detto "Sensibile".
Il fotografo da sempre è stato considerato un artista, forse per l'occupazione che aveva la "Camera Oscupa" prima che fosse impiegata da Daguerre come mezzo di ripresa, prima di lui i pittori utilizzavano questo apparecchio per ricopiare esattamente i paesaggi e riportarli su tela.
Ma Daguerre ebbe l'intuizione e da lui nacque, (tramite il combinarsi di molecole di iodio, sale e mercurio), questo stupendo modo di fare "ARTE".
Dal 1839 ad oggi, chi più, chi meno, conosce la storia di una fotografia (non stò a raccontarla perchè un blog sarebbe poco) o almeno sa che al momento dello scatto la pellicola viene impressionata dalla luce e tramite un percorso di sviluppo si fissa sul negativo per poi venisse stampata sulla carta per ottenere le nostre bellissime foto, il nostro bellissimo ricordo. Esatto, un ricordo, la fotografia non è altro che un ricordo, quel solo istante, irripetibile che noi in un momento abbiamo fissato per sempre, in modo tale da aiutare la memoria a ricordare.
Già dalla sua nascita, come arte, la fotografia aveva i suoi ARTISTI, coloro che avendola vista nascere conoscevano ques'arte, L'arte di rapire un istate (anche se non si può parlare di istanti dato che per scattare la prima fotografia ci vollero un bel po' di minuti). I Fotografi infatti riuscivano, trami processi chimici, a fornire l'immagine di qualsiasi cosa in un brevissimo tempo, a discapito dei pittori che fornivano l'immagine in un tempo maggiore e sicuramente non era fedelmente reale come lo poteva essere un "dagherrotipo". Allora si pensò che chi sapesse utilizzare quest'arte poteva trarne profitto dato che erano in pochi ed anche se a volte un proprio dagherrotipo potevano essere solo i nobili, si doveva creare il modo per far avere questi dagherrotipi, ecco che inizia ad apparire la vera figura del fotografo, non più studioso ma come operatore dell'arte che conosceva.
Vi assicuro che all'epoca, i pochi fotografi che esistevano, erano considerati grandi maestri, come i pittori del calibro di Leonardo o Raffaello.
Ma la fotografia nonostante ci fosse chi imparava solo ad utilizzare meglio i materiali, continuava ad evolversi. Iniziano a comparire le prime macchine trasportabili (si fa sempre per dire la macchina più piccola alla fine del XIX secolo era molto e dico molto più grossa di una attuale macchina fotografica professionale). Tra le carte usate per stampare inizia comparire la possibilità di avere carte più o meno sensibili alla luce. Viene ideato il processo negativo o di inversione e da allora iniziò per la fotografia una lunga ascesa verso la divulgazione pubblica.
Alla fine del XX secolo, l'elettronica già ampiamente inserita all'interno della fotocamera con processori per l'analisi dell'esposizione, dell'autofocus e dei vari-program, sostituì l'elemento fotosensibile con un sensore per l'acquisizione dell'immagine, eliminando ogni elemento chimico all'interno dell'apparecchio.
Il digitale sostituì la pellicola nei settori dove la visione istantanea del risultato era un fattore determinante, come nel giornalismo. Inoltre la produzione di un gran numero di compatte digitali totalmente automatiche invase il mercato riscontrando il favore del fotografo occasionale, che potè conservare e rivedere le immagini direttamente nella fotocamera.